Il
4 luglio 1776, per il popolo americano, rappresenta una data storica:
l'’indipedenza. Il 4 luglio 2006, per il popolo dei farmacisti
italiani, è divenuta, anch’essa, una data storica:
il giorno della liberarizzazione. Infatti in tale data hanno avuto
inizio una serie di interventi promossi dal Ministro per lo Sviluppo
Economico Pierluigi Bersani diretti alla liberalizzazione del mercato
e alla promozione della concorrenza. Questo decreto, per il farmacista
titolare, è stato un brutto colpo; per la prima volta in
decenni di storia venivano minate le sue certezze, abituato ad una
concorrenza in regime di monopolio e non già ad una di libero
mercato. Sebbene apparisse chiaro che il decreto, per i prodotti
a cui si riferiva, non potesse creare grosse difficoltà ai
farmacisti, era altrettanto chiaro che le modalità “È
prevista come obbligatoria la presenza del farmacista durante tutto
l’orario di apertura dell’esercizio commerciale”
lasciavano intuire quale fosse il futuro, in italia, delle farmacie:
la liberarizzazione totale del mercato. A distanza di meno di un
anno la camera dei deputati ha approvato una legge che estende la
tipologia dei medicinali vendibili fuori canale farmacia anche ai
prodotti definiti di fascia “C”. Quello che solo un
anno fa appariva come una mera ipotesi oggi somiglia sempre di più
ad una certezza. Quali sono gli scenari che una liberarizzazione
del mercato delle farmacie in italia può generare? Il primo,
fin troppo evidente, è l’apertura incondizionata di
nuove farmacie che costringerebbe i “vecchi farmacisti”
a fare i conti con una concorrenza spietata, con una lotta all’ultimo
“Bentelan”. Altro scenario, che comunque non escluderebbe
il primo, sarebbe l’avvento di grosse catene di farmacie (vedi
BOOTS in Inghilterra) che catalizzerebbero il grosso del mercato
grazie ad una potenza economica di dimenzioni smodate. La domanda
nasce spontanea: cosa può fare il farmacista oggi nei confronti
di questo futuro (ma non troppo) scenario? A mio parere è
giunto il momento, per il Titolare di Farmacia italiano, di decidere
“Che cosa vuol fare da grande”. Egli può scegliere
tra due strade: Vendere o Lottare. Sono certo che i Farmacisti titolari
di aziende secolari alla parola “Vendere” avranno fatto
un balzo dalla sedia ma la questione è fin troppo evidente.
Oggi il TITOLO di una farmacia vale svariate centinaia di migliaia
di euro. Oggi esiste ancora un mercato disposto ad acquisire un
titolo di farmacia. OGGI!!! In un futuro scenario come quello ipotizzato
il TITOLO non avrebbe più alcun valore: ZERO!
L’altra strada “Lottare” significa investire,
OGGI, oggi che il mercato ancora consente margini adeguati, in strutture
dimensionalmente adeguate, in specializzazione, in tecnologia, in
marketing, in servizi, in tutto ciò che porti la farmacia,
quella di oggi, ad essere pronta alla sfida di domani, che la porti
ad affrontare la concorezza di domani senza che il risultato appaia
già scontato.
Entrambe le possibilità sono da considerarsi coraggiose e
di carattere ma nel mezzo vi è il nulla.
arch.
Riccardo Ambrosio